“Finché esisteranno relazioni di parola, non saremo mai soli” (S. Vegetti Finzi)

 

Gruppi di parola per figli di genitori separati

 

Cos’è un Gruppo di parola per figli di genitori separati?

Il gruppo e la parola: due risorse importanti

Cornice teorica di riferimento

Perché far partecipare vostro figlio ad un Gruppo di parola? 

Com’è strutturato un Gruppo di parola?

Chi vi partecipa?

Chi li conduce?

Quando partecipare ad un Gruppo di parola?

Dove si può fare un Gruppo di parola?

Quanto costa?

Effetti positivi sui figli

Ambiti di applicazione

 

Cos’è un Gruppo di parola per figli di genitori separati?

Il Gruppo di parola è un percorso di quattro incontri a cadenza settimanale con un gruppo di bambini figli di genitori separati o divorziati, alla presenza di un professionista specificamente formato alla conduzione di gruppi con bambini e adolescenti.

Per l'iscrizione è necessario il consenso di entrambi i genitori i quali, inoltre, sono invitati a partecipare all'ultimo incontro per assistere alla lettura di una lettera scritta dal gruppo dei bambini durante tutto il percorso.

Il Gruppo di parola è uno strumento di sostegno per la famiglia che sta attraversando una separazione o un divorzio e che desidera dare al proprio figlio l’opportunità di affrontare più serenamente le trasformazioni familiari in atto.

La separazione e il divorzio sono fonte di stress per tutti i componenti del nucleo familiare, e particolarmente per i figli che spesso non vengono sufficientemente informati dai genitori in merito alla futura organizzazione familiare, oppure non trovano il tempo e/o il coraggio di esprimere bisogni, dubbi e preoccupazioni, finendo per isolarsi o crearsi delle fantasie distorte che aggravano ulteriormente il loro disagio.

Le ricerche sul divorzio hanno dimostrato che non sempre il divorzio rappresenta un danno per i figli. Gli effetti più dannosi, infatti, sono legati soprattutto alla durata e all’intensità del conflitto tra i genitori; ciò nonostante il divorzio produce tutta una serie di cambiamenti che richiedono ai figli una notevole capacità di adattamento.
A volte la fatica e il disagio sono evidenti, mentre in altri casi i figli mostrano un adattamento apparente che nasconde, nel tempo, una paura e una difficoltà a progettarsi e impegnarsi in campo affettivo e lavorativo (sleeper effect).  

Il Gruppo di parola può aiutare i figli ad affrontare la separazione dei genitori con maggiore consapevolezza e serenità in quanto "parlare in gruppo", in un ambiente accogliente e rassicurante, alla presenza di un conduttore esperto nell'ascolto dei bambini, permette ai ragazzi di condividere con i propri simili la fatica del cambiamento, di nominare i sentimenti anche più inconfessabili, di fare domande, sciogliere dubbi e sfatare paure legate alla separazione e al divorzio.
Il Gruppo, inoltre, stimola e favorisce la comunicazione in famiglia e la libera espressione di sentimenti e bisogni da parte dei figli; rende i genitori piĂą consapevoli delle proprie competenze e responsabilitĂ  e aiuta tutti i componenti della famiglia a trovare risorse e strategie per affrontare e superare le trasformazioni familiari in atto.
Infine, il fatto che i genitori debbano prestare il consenso congiunto all’iscrizione del proprio figlio al Gruppo di parola e siano invitati a partecipare insieme all’incontro finale per la consegna della lettera scritta dai ragazzi, aiuta i figli a rafforzare il legame con entrambi i genitori e a ricomporre il corpo familiare diviso dalla separazione.

Il Gruppo di parola, quindi, è uno strumento per la cura dei legami familiari e la promozione del benessere di tutta la famiglia.

 

Il gruppo e la parola: due risorse importanti

Il Gruppo di parola coniuga due risorse importanti: il gruppo e la parola.
Il Gruppo di coetanei è uno strumento di sostegno preferibile agli interventi individuali per vari motivi: innanzitutto perché protegge il bambino dalla soggezione dell’adulto e da un’osservazione diretta della sua interiorità; in secondo luogo il patto di confidenzialità proposto dal conduttore all’inizio del percorso consente ai bambini di parlare più liberamente e con minore angoscia; inoltre il gruppo dà sicurezza, normalizza, favorisce la condivisione e l’osservazione di punti di vista diversi, garantisce la riservatezza, crea fiducia reciproca e permette di sperimentare una forma di appartenenza e di legame (il gruppo), che contribuisce a rafforzare la fiducia e la speranza nei legami. 

Anche per i genitori che partecipano all’ultimo incontro, la dimensione gruppale è protettiva e rassicurante, e permette un ascolto e una ricezione più attenti e profondi.
La parola è un'altra risorsa importante perché permette al bambino di dare un nome alle sue emozioni, di contenerle, depositarle, condividerle, elaborarle; di fare domande e ricevere informazioni, di fare chiarezza e capire, di trovare un senso, di accettare, di ascoltare ed essere ascoltati, di essere visti e riconosciuti nella fatica del cambiamento.
Il Gruppo di parola è quindi una risorsa molto efficace perché “parlare in gruppo” permette ai figli coinvolti nella separazione dei genitori di:

- mettere parola sul dolore, nominare i sentimenti, anche quelli piĂą inconfessabili, parlare delle difficoltĂ , delle paure, della fatica, verbalizzare i desideri e le fantasie di riconciliazione;

- ascoltare ed essere ascoltati, avere uno spazio e un tempo protetti e sicuri dove potersi esprimere liberamente ed essere se stessi;

- trovare il senso di ciò che è accaduto, farsene una ragione, elaborare il trauma della rottura dell’unità genitoriale;

- fare chiarezza, avere informazioni, fare domande, sciogliere dubbi e fantasie distorte o catastrofiche;

- storicizzare l’evento, ricostruire la storia della separazione, vedere il prima e il dopo, il passato e il futuro, i lati negativi e quelli positivi, contestualizzare il conflitto anziché vederlo come qualcosa di eterno, permanente e immutabile;

- migliorare la propria autostima e le proprie capacitĂ  relazionali, sentirsi soggetti attivi e non solo vittime o spettatori muti e passivi;

- avere maggiore consapevolezza dei propri bisogni, sentimenti e desideri;

- trovare strategie, soluzioni possibili, imparare dall’esperienza degli altri;

- riaprire la comunicazione con i genitori e con i coetanei;

- condividere, normalizzare, accettare, sentirsi accettati e simili ad altri coetanei;

- rispecchiarsi nelle parole e nelle esperienze di altri bambini, scoprendo nuove risorse dentro di sé e all’interno del corpo familiare e sociale.

 

Cornice teorica di riferimento: il modello relazionale simbolico

Secondo il paradigma relazionale-simbolico da noi seguito, la separazione è un evento critico congiunto, cioè un evento stressante che riguarda tutti i familiari coinvolti (genitori, figli e famiglie di origine).
Il compito della coppia che si separa è un compito congiunto che consiste nel separare le funzioni coniugali da quelle genitoriali, riconoscendo valore all’ex partner come genitore, e consentendo l’accesso dei figli all’altro genitore e all’altra stirpe al fine di fargli mantenere la propria collocazione nella storia familiare in una dimensione di continuità dei legami.

Se l’obiettivo della famiglia è generare nuove persone e prendersene cura, l’esperienza dei Gruppi di parola si colloca a pieno titolo tra gli strumenti di sostegno della famiglia perché ha come obiettivo la cura dei legami.
La partecipazione a un Gruppo di parola, infatti, permette al bambino di fare esperienza di un legame di gruppo nel momento in cui le relazioni familiari stanno subendo un trauma. Inoltre, il consenso congiunto dei genitori al momento dell’iscrizione del figlio al Gruppo di parola e la presenza di entrambi i genitori all’incontro finale, serve a rafforzare il senso di appartenenza al corpo familiare e a rilanciare la speranza e la fiducia nelle future relazioni. Infine, la metodologia usata (e appresa) all’interno del Gruppo di parola consente di riattivare la comunicazione in famiglia, di rafforzare le competenze e il senso di responsabilità dei genitori e di renderli più sensibili e attenti ai bisogni dei propri figli, attuando quella funzione di cura dei legami che è propria della famiglia. 

 

Perché far partecipare vostro figlio ad un Gruppo di parola? 

Come abbiamo detto, la separazione rappresenta uno dei fattori di maggiore stress per tutti i familiari coinvolti, soprattutto per i figli. Durante la separazione i genitori sono talmente presi dal conflitto e dai problemi della nuova organizzazione familiare che spesso non hanno tempo o energie per ascoltare i figli e per decodificare i loro bisogni. Alcuni genitori cercano di tenere i figli fuori dal conflitto mantenendo il silenzio o dando loro pochissime informazioni; altri, al contrario, li coinvolgono troppo, adultizzandoli e privandoli della loro infanzia in un periodo in cui dovrebbero invece essere bambini e vivere senza stress e preoccupazioni.

"Iscrivere il proprio figlio ad un Gruppo di parola significa dargli l’opportunità di vivere meglio le trasformazioni familiari che sta attraversando" (Marie Simon).

Il Gruppo di parola, infatti, è una specie di “contenitore” dove i figli, aiutati dai loro coetanei e supportati da un professionista esperto nell'ascolto, all'interno di un ambiente rassicurante e protetto, possono “depositare” le parole non dette, le emozioni non espresse, le domande rimaste senza risposta, i bisogni non ascoltati, le paure, la sofferenza e la fatica del cambiamento che stanno attraversando, alleggerendo la mente e il cuore dal peso dei silenzi, dei dubbi e delle paure che li affliggono.

 

Com’è strutturato un Gruppo di parola?

Il Gruppo di Parola è costituito da 6/8 bambini, generalmente tra i 6 e i 12 anni, i cui genitori sono separati (legalmente o solo di fatto) o divorziati.
Il Gruppo di parola prevede un incontro preliminare con i genitori per spiegare le finalità e la metodologia del lavoro che verrà svolto con i loro figli, cui seguono quattro incontri a cadenza settimanale di due ore ciascuno solo con i bambini e, nella seconda parte dell’ultimo incontro, la partecipazione di tutti i genitori per assistere alla lettura di un messaggio scritto dal gruppo in forma congiunta e anonima.

All’interno del gruppo vige la regola della riservatezza che impedisce al conduttore di divulgare a terzi ciò che viene detto e agito all’interno della stanza dei bambini, in modo da creare un clima di fiducia e rassicurazione che facilita i ragazzi nella libera espressione di pensieri, emozioni e sentimenti.
Durante il percorso il conduttore organizza una serie di attività, basate prevalentemente sull’uso della parola e delle immagini, per facilitare la nominazione dell’evento-separazione, la sua storicizzazione e la ricerca da parte di ciascuno di strategie che lo aiutino ad adattarsi alla nuova realtà familiare.

Al termine del percorso è offerta la possibilità alle singole coppie di genitori di fare un ulteriore incontro con il conduttore per riflettere insieme sull’esperienza vissuta dal proprio figlio.

 

Chi vi partecipa?

Generalmente il Gruppo è costituito da ragazzi tra i 6 e i 12 anni che hanno in comune la separazione di fatto o legale dei propri genitori, avvenuta in un arco di tempo che varia da uno a cinque anni.

E’ possibile organizzare anche Gruppi di parola con adolescenti di 13-16 anni, modulando attività e strumenti in funzione della loro età e del loro diverso modo di comunicare e di stare insieme.

L’omogeneità dei partecipanti favorisce la creazione del gruppo e la nascita di un sentimento di appartenenza. L’eterogeneità dovuta all’età e alla diversa fase della separazione consente un maggior scambio di esperienze e un arricchimento reciproco.

 

Chi li conduce?

Il conduttore del gruppo è un professionista esperto e specificamente formato secondo l’approccio relazionale-simbolico offerto all’interno del Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia dell’Università Cattolica di Milano. Generalmente è uno psicologo, uno psicoterapeuta, un counselor o un mediatore familiare.

Il conduttore ha la funzione di facilitare la creazione del gruppo, di promuovere la libera espressione di pensieri, emozioni e sentimenti, di garantire uno spazio di contenimento e un clima rassicurante, di promuovere il dialogo e stimolare le risorse e le competenze dei bambini e dei loro genitori.

 

Quando partecipare ad un Gruppo di parola?

La partecipazione al gruppo è consigliata quando la separazione o il divorzio dei genitori sono avvenuti in un arco di tempo che varia da uno a cinque anni prima.
Altre situazioni possono essere valutate dal conduttore nell’ottica di tutelare il benessere del bambino e preservare l’omogeneità del gruppo.

 

Dove si può fare un Gruppo di parola?

La Dott.ssa Maria Claudia La Volpe organizza periodicamente Gruppi di parola per figli di genitori separati a Firenze, in Via XX Settembre n. 50, tel. 055.494568 - 338.7668376, Email mclavolpe@gmail.com.

I Gruppi di parola possono essere organizzati anche all’interno di un consultorio familiare o di una scuola, durante l’orario scolastico o extrascolastico, a condizione che sia riservato uno spazio appropriato e che i bambini siano accompagnati e ripresi da uno dei genitori o da altro adulto di riferimento. 

 

Quanto costa?

L’intero percorso ha un costo di 240 euro. Nel caso in cui vi partecipi una coppia di fratelli, il costo è di 150 euro a figlio.
Talvolta è possibile usufruire di sovvenzioni da parte di enti pubblici o privati. 

 

Effetti positivi sui figli

Il Gruppo di parola non è un intervento terapeutico, ma ha effetti terapeutici e benefici per chi vi partecipa. Non presuppone una malattia o un trauma, ma tiene comunque conto (e si prende cura) della sofferenza vissuta dai figli di genitori separati (A. Andreottola, S. Giavara in i Gruppi di Parola per i figli di genitori separati a cura di C. Marzotto)

L’approccio è quello di to care (prendersi cura) e non di to cure (curare).
La funzione di "prendersi cura" è l’essenza del legame familiare che lega le generazioni e connota il gruppo familiare come luogo di crescita e di benessere in quanto luogo di affetti e supporti dati e ricevuti (Scabini – Iafrate (2003). Psicologia dei legami familiari).

Le ricerche effettuate sui Gruppi di parola organizzati nell’arco di più di vent’anni da Lorraine Filion a Montreal, e nell’ultimo decennio in Italia a cura del Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla famiglia e del Servizio di Psicologia Clinica per la coppia e la famiglia dell’Università Cattolica di Milano e in particolare dall’Osservatorio sui Gruppi di parola diretto dalla Prof.ssa Costanza Marzotto, hanno rilevato che la partecipazione ai Gruppi di parola:

- Aumenta l’autostima dei figli e la loro competenza nelle relazioni familiari ed extrafamiliari;

- Crea un senso di appartenenza al gruppo e rilancia la fiducia nei legami;

- Crea una comprensione nuova, una coscienza di sé diversa e più attiva, un arricchimento reciproco;

- I figli si aprono alle relazioni extrafamiliari e sociali dimostrando una maggiore competenza relazionale;

- Consente ai figli di nominare i sentimenti anche piĂą inconfessabili, di nominare le difficoltĂ , il dolore, le paure, la fatica, i desideri;

- Aiuta a sentirsi meno soli perché ci sono altri simili a sé;

- Permette di ascoltare ed essere ascoltati, di avere uno spazio e un tempo protetti e sicuri per potersi esprimere liberamente;

- Aiuta i figli a trovare il senso di cosa è accaduto, a farsene una ragione, ad elaborare il lutto della perdita dell’unità genitoriale, a fare chiarezza, ad avere informazioni, a non sentirsi in colpa o responsabili della separazione;

- Permette di ricostruire la storia della separazione, di vedere il prima ma anche il dopo (la fase iniziale tragica e la fase successiva più serena), il futuro, a contestualizzare il conflitto anziché vederlo come qualcosa di permanente e immutabile;

- DĂ  maggiore consapevolezza dei propri bisogni, sentimenti e desideri;

- Aiuta a trovare risorse, soluzioni possibili, a condividere, normalizzare, accettare, a sentirsi accettati dagli altri, meno soli, non diversi dagli altri;

- Aiuta il passaggio dalla fantasia (spesso catastrofica) alla realtĂ ;

- Riapre la comunicazione tra genitori e figli;

- Rende i genitori piĂą consapevoli e responsabili del loro ruolo genitoriale e piĂą attenti ai bisogni dei figli;

- Favorisce l’accesso dei figli ad entrambi i genitori e alle loro stirpi;

- DĂ  benessere.

 

Ambiti di applicazione dei Gruppi di parola

Anche se i Gruppi di parola sono nati come strumento di prevenzione e di sostegno per i figli di genitori separati o divorziati, è possibile utilizzare questa risorsa anche per aiutare i bambini ad affrontare altri eventi dolorosi come la morte di un genitore o l’allontanamento temporaneo dalla casa familiare.
La morte è una separazione irreversibile da un genitore e crea sofferenza, solitudine, rabbia, gelosia per chi ha ancora entrambi i genitori, senso di colpa, fatica.

Spesso l’adulto non parla volentieri con i bambini della morte dell’altro genitore perché pensa che il silenzio sia più protettivo oppure perché non riesce a trovare le parole adatte o teme di aggiungere il proprio dolore a quello del figlio.
In realtà noi crediamo che sia la parola, e non il silenzio, il fattore protettivo della sofferenza (“La comunicazione dà vita a chi sopravvive”, F. Dolto).

Il bambino ha bisogno di parlare, di trovare un senso, di capire, di condividere, di essere ascoltato, di non sentirsi solo, di esprimere le sue paure e perfino le sue fantasie di reversibilità, senza paura di essere giudicato o di far soffrire l’altro genitore.

La partecipazione al Gruppo di parola è una risorsa importante perché permette al bambino di parlare e di essere ascoltato, di condividere la sua sofferenza con altri coetanei, di sentirsi meno solo, di riattivare il dialogo con il genitore ancora in vita e di mantenere la comunicazione con il genitore assente, sempre presente nella sua mente.

Anche nel caso dei figli in affido, l’allontanamento dalla famiglia di origine e la necessità per il bambino di adattarsi per un periodo di tempo anche lungo ad un’altra famiglia che vive in un’altra casa, con altri adulti e coetanei di riferimento, è un evento traumatico e faticoso, che vede il bambino impegnato nella ricerca della sua identità e della sua collocazione all’interno della nuova geografia familiare.

La doppia appartenenza - alla famiglia d’origine e alla famiglia affidataria - è per il bambino un dilemma perché lo pone di fronte a delle scelte, e spesso ad un conflitto di lealtà, funzionali ad assumere la propria identità (C. Marzotto, Gruppi di parola per la cura dei legami, 2015).
Il Gruppo di parola permette ai figli in affido di avere uno spazio e un tempo protetti dove poter “depositare” dubbi, domande, emozioni e difficoltà, condividendole con altri bambini accomunati dalla stessa vicenda e dalla stessa fatica. 

 

Contatti

Per informazioni e appuntamenti telefonare a:
Dott.ssa Maria Claudia La Volpe  
Via XX Settembre, 50 - 50129 Firenze
Telefoni: 0039 338 7668376 - 055 494568
email: mclavolpe@gmail.com 

 

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