Separazione


La separazione, intesa come procedimento volto a modificare o sospendere lo stato di coniuge e i diritti e i doveri ad esso collegati, può essere consensuale o giudiziale, a seconda che sussista o meno l’accordo delle parti sulla volontà di separarsi e sulle relative condizioni.
La legge 2014 n. 162 ha recentemente introdotto anche due istituti a carattere stragiudiziale con cui è possibile accedere alla separazione e al divorzio: la cosiddetta “negoziazione assistita” e il "procedimento davanti all’ufficiale di stato civile".
Tutti questi procedimenti, però, sono applicabili unicamente alle coppie sposate (con o senza figli) e non possono quindi essere utilizzati dalle coppie di fatto per la regolamentazione dell’affidamento e del mantenimento dei figli nati dalla loro unione.

SEPARAZIONE


La separazione consensuale
La separazione consensuale presuppone il consenso di entrambi i coniugi sia sulla volontĂ  di separarsi che sulle condizioni della separazione.
La separazione consensuale si chiede con ricorso al Tribunale ordinario ed è esente da imposta di bollo, di registro e da ogni altra tassa, salvo il pagamento di un contributo per l’iscrizione a ruolo di € 43,00.
Per chiedere la separazione consensuale, è opportuna l’assistenza di un avvocato per ognuno dei coniugi; nel caso in cui la separazione non sia conflittuale, i coniugi possono essere assistiti da uno stesso avvocato.
Al termine del procedimento il Tribunale, dopo aver verificato che gli accordi stabiliti fra i coniugi siano conformi agli interessi dei figli e della famiglia, omologa la separazione.
Il decreto di omologa è titolo esecutivo relativamente agli aspetti economici in esso contenuti ed è titolo per l’iscrizione di ipoteca giudiziale.
Gli accordi stabiliti in sede di separazione consensuale possono essere sempre oggetto di modifica, su richiesta di uno o di entrambi i coniugi, in seguito alla sopravvenienza di giustificati motivi.
La riconciliazione, espressa o tacita, determina la cessazione dello stato di separazione e di tutti gli effetti giuridici ad essa connessi.


La separazione giudiziale
La separazione giudiziale può essere chiesta da uno solo dei coniugi quando non c'è accordo sulla volontà di separarsi o sulle condizioni della separazione.
La separazione giudiziale si chiede con ricorso al Tribunale ordinario ed è esente da imposta di bollo, di registro a da ogni altra tassa salvo il pagamento del contributo per l’iscrizione a ruolo di € 98,00.
Dopo aver depositato in Tribunale il ricorso, il Presidente del Tribunale fissa l’udienza alla quale entrambi i coniugi devono comparire personalmente, con l’assistenza (obbligatoria) di un difensore.
Il Presidente del Tribunale provvede all’audizione dei coniugi tentando la conciliazione. Se la conciliazione non riesce, il Presidente adotta i provvedimenti temporanei ed urgenti che reputa opportuni, autorizzando i coniugi a vivere separati, decidendo in merito all’affidamento dei figli, all’assegnazione della casa coniugale, all’assegno per il mantenimento dei figli e/o del coniuge economicamente più debole che non abbia adeguati redditi propri.
Tali provvedimenti possono essere revocati o modificati dal giudice istruttore nella successiva fase giudiziale di primo grado e, in taluni limitati casi, possono essere oggetto di reclamo dinanzi alla Corte d’Appello.
Nella fase di merito dinanzi al giudice istruttore, vengono acquisiti i mezzi di prova e disposta l’audizione obbligatoria dei figli minori che abbiano compiuto dodici anni, e anche di età inferiore se capaci di discernimento.
Il giudice, qualora ne ravvisi l’opportunità e previo consenso delle parti, può rinviare l’adozione dei provvedimenti relativi ai figli per consentire che i coniugi, avvalendosi di esperti, tentino una mediazione familiare finalizzata al raggiungimento di un accordo nell’interesse proprio e della prole (art. 155 c.c.).
Nel caso in cui la mediazione abbia un esito positivo, le parti dovranno tornare davanti al Tribunale che provvederà a recepirne l’accordo in forma di provvedimento giudiziale.
Qualora, invece, la mediazione non riesca, il giudice dispone l’affidamento condiviso dei figli ad entrambi i coniugi (salvo il caso in cui reputi questo tipo di affidamento contrario all’interesse del minore); determina i tempi e le modalità della presenza dei figli presso ciascun genitore; fissa la misura e il modo con cui ciascun coniuge deve contribuire al mantenimento, all’istruzione e all’educazione dei figli e adotta ogni altro provvedimento relativo alla prole.
La sentenza definitiva di separazione può essere impugnata dinanzi alla Corte d’Appello.
Gli effetti dello stato di separazione possono venire a cessare in seguito all’intervenuta riconciliazione, che si manifesta con la volontà espressa o tacita di entrambi i coniugi di ricostituire una comunione materiale e spirituale.


La separazione di fatto
La separazione di fatto, ovvero la cessazione della convivenza per volontà di uno o di entrambi i coniugi al di fuori del procedimento giudiziale, ha l’effetto di sospendere il diritto all’assistenza morale e materiale, ma non produce effetti sull’obbligo di osservanza dei doveri coniugali (come il dovere di fedeltà e di mantenimento del coniuge e dei figli) né determina lo scioglimento del regime di comunione legale tra i coniugi.


La negoziazione assistita e il procedimento dinanzi all'ufficiale di stato civile
La recente legge 2014 n. 162 ha previsto la possibilità per i coniugi di accedere alla separazione anche attraverso due istituti a carattere in tutto o in parte stragiudiziale: la negoziazione assistita e il procedimento dinanzi all’ufficiale di stato civile.

La negoziazione assistita consiste nella possibilità per i coniugi, anche in presenza di figli minori o maggiorenni portatori di handicap grave o incapaci o economicamente non autosufficienti, di stipulare, con l’assistenza degli avvocati, una convenzione di negoziazione al fine di raggiungere una soluzione consensuale in merito alla separazione personale o alla modifica delle condizioni stabilite in sede di separazione.
La convenzione di negoziazione assistita può essere stipulata in qualsiasi luogo in Italia, anche a distanza o tramite videoconferenza, ma per produrre i suoi effetti è necessario che almeno uno dei due coniugi sia residente o domiciliato in Italia.
I coniugi devono essere obbligatoriamente assistiti da almeno un avvocato per parte.
La convenzione deve avere forma scritta ed essere sottoscritta dai coniugi con firma autografa certificata da parte di entrambi gli avvocati.
Gli avvocati sono vincolati all’obbligo della riservatezza per cui non possono essere chiamati a deporre sul contenuto delle dichiarazioni rese e delle informazioni acquisite nel corso del procedimento, salvo diverso accordo dei coniugi.
La procedura si differenzia a seconda che siano presenti figli minori o maggiorenni.
a) In presenza di figli minori, o maggiorenni non economicamente autosufficienti, incapaci o portatori di handicap grave, l’accordo raggiunto con l’assistenza degli avvocati dovrà essere trasmesso a cura dei legali al Pubblico Ministero entro il termine di 10 giorni per ottenere l'autorizzazione. Conseguita l'autorizzazione del PM, l'accordo dovrà essere trasmesso all’ufficiale di stato civile per le relative annotazioni a margine dell’atto di matrimonio e dell’atto di nascita dei coniugi. Qualora il Pubblico Ministero ravvisi un’irregolarità nell’accordo o lo reputi contrario all’interesse della prole, la convenzione verrà da questi trasmessa al Presidente del Tribunale che fisserà, entro i successivi 30 giorni, la comparizione delle parti davanti a sé per gli opportuni provvedimenti.
b) Nel caso, invece, di assenza di figli o di presenza di figli maggiorenni non rientranti nelle categorie protette, l’accordo deve essere trasmesso al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale competente il quale dovrà valutare unicamente la regolarità dell’accordo e comunicare il relativo nulla osta agli avvocati per i successivi adempimenti.
L’accordo di negoziazione assistita che abbia ottenuto il nulla osta o l’autorizzazione del Pubblico Ministero o del Presidente del Tribunale, produce gli stessi effetti della sentenza che pronuncia la separazione o la modifica delle condizioni di separazione. Ha quindi efficacia esecutiva e costituisce titolo per l’iscrizione di ipoteca giudiziale.

Il procedimento dinanzi all'ufficiale di stato civile
L’art. 12 della legge 2014 n. 162 prevede anche la possibilità per i coniugi di ottenere la separazione personale o la modifica delle condizioni stabilite in sede di separazione direttamente dinanzi all’ufficiale di stato civile.
Questa procedura tuttavia non è applicabile in presenza di figli minori, maggiorenni portatori di handicap gravi o economicamente non autosufficienti o qualora sia stata pronunciata una separazione con addebito. L’accordo può contenere pattuizioni di carattere economico (es. assegno di mantenimento, aumenti, riduzioni, rinunce, ecc.) ma non patti di trasferimento patrimoniale (ovvero relativi a trasferimenti di natura immobiliare), o accordi circa l’assegnazione della casa familiare, l’affidamento o mantenimento dei figli rientranti nelle predette categorie protette.
Il procedimento si svolge davanti al Sindaco del comune di residenza di uno dei coniugi o del comune presso cui è iscritto o trascritto l’atto di matrimonio e non richiede l’assistenza obbligatoria di un avvocato.
Il procedimento ha inizio con la dichiarazione resa personalmente dalle parti di volersi separare o di voler modificare le condizioni di separazione. Dopodiché le parti provvedono personalmente alla compilazione e alla sottoscrizione dell’accordo davanti all’ufficiale di stato civile.
Decorsi almeno 30 giorni dalla ricezione dell’accordo, le parti devono comparire nuovamente dinanzi al Sindaco per la conferma dell’accordo. Nel caso in cui il Sindaco rilevi delle irregolarità o la mancanza dei presupposti di legge, il procedimento non potrà concludersi a causa del rifiuto dell’ufficiale di stato civile di ricevere la dichiarazione delle parti.
Nel caso in cui, invece, il procedimento abbia esito positivo, l’accordo raggiunto davanti all’ufficiale di stato civile produrrà gli stessi effetti della separazione consensuale omologata o della separazione giudiziale dichiarata con sentenza passata in giudicato o del decreto di modifica delle condizioni di separazione. Ha quindi efficacia esecutiva ed è titolo per l’iscrizione di ipoteca giudiziale.


Effetti della separazione rispetto ai coniugi
In passato, il passaggio in giudicato della sentenza di separazione o l’omologazione degli accordi di separazione consensuale determinava lo scioglimento del regime di comunione legale dei beni fra i coniugi.
A seguito della recente legge 2015 n. 55, l’effetto dello scioglimento della comunione legale è stato anticipato alla data del provvedimento presidenziale anziché al passaggio in giudicato della sentenza di separazione.
Il coniuge al quale non sia stata addebitata la separazione e che non abbia adeguati redditi propri che gli consentano di mantenere lo stesso tenore di vita goduto durante il matrimonio, ha diritto, indipendentemente dallo stato di bisogno, ad un assegno di mantenimento a carico dell’altro coniuge.
L’assegno di mantenimento può essere corrisposto periodicamente (in tal caso è deducibile fiscalmente e può essere soggetto a successiva revisione) o in un’unica soluzione (in tal caso non è deducibile né rivedibile).
Il coniuge che versi in stato di bisogno ha diritto ad un assegno alimentare anche quando gli sia stata addebitata la separazione.


Effetti della Separazione rispetto ai Figli

AFFIDAMENTO CONDIVISO
A seguito della Legge 2006 n. 54, in caso di separazione o divorzio la regola è quella dell’affidamento condiviso dei figli minori ad entrambi i coniugi.
Affidamento condiviso non significa che il figlio debba convivere per periodi alterni equivalenti con ciascuno dei genitori, ma che ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascun genitore, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.
Per conseguire questa finalità, il legislatore ha disposto che anche quando sia previsto il collocamento prevalente presso uno dei due genitori, la responsabilità sul minore (che un tempo si chiamava “potestà genitoriale”) spetti ad entrambi i coniugi, i quali devono decidere congiuntamente le questioni di maggiore interesse per i figli (istruzione, educazione e salute) tenendo conto delle capacità, dell'inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli. In caso di disaccordo la decisione è rimessa al giudice. Limitatamente alle decisioni su questioni di ordinaria amministrazione, il giudice può stabilire che i genitori esercitino la potestà separatamente.

AFFIDAMENTO ESCLUSIVO
L’affidamento esclusivo ad uno dei due genitori rappresenta l’eccezione e può essere disposto dal giudice qualora sussista il rischio di un grave pregiudizio all’interesse del minore (come, ad esempio, in caso di abuso o di totale inadempienza all’obbligo di mantenimento dei figli e di discontinuo esercizio del diritto di visita, ecc.).

OBBLIGO DI MANTENIMENTO
Salvo diversi accordi tra le parti, entrambi i genitori devono provvedere al mantenimento dei figli minori e dei figli maggiorenni che non abbiano ancora raggiunto senza loro colpa l’indipendenza economica o che siano portatori di handicap, in misura proporzionale al loro reddito.
Il giudice può disporre a carico del genitore non convivente un assegno periodico a favore del minore, il cui ammontare è calcolato tenendo conto delle esigenze del figlio, del tenore di vita goduto dal figlio prima della separazione, dei tempi di permanenza presso ciascun genitore, delle risorse economiche di entrambi i genitori e della valenza economica dei compiti domestici e di cura assunti da ciascun genitore.
L'assegno è automaticamente adeguato agli indici ISTAT in difetto di altro parametro indicato dalle parti o dal giudice.
Ove le informazioni di carattere economico fornite dai genitori non risultino sufficientemente documentate, il giudice dispone un accertamento della polizia tributaria sui redditi e sui beni oggetto della contestazione, anche se intestati a soggetti diversi.
I genitori hanno diritto di chiedere in ogni tempo la revisione delle disposizioni concernenti l'affidamento dei figli, l'attribuzione dell'esercizio della potestĂ  su di essi e delle eventuali disposizioni relative alla misura e alla modalitĂ  del contributo, qualora sopravvengano giustificati motivi.

ASSEGNAZIONE DELLA CASA FAMILIARE
L’assegnazione della casa familiare può essere concordata tra le parti o disposta dal giudice a tutela dell’interesse dei figli a rimanere nel luogo dove la famiglia conviveva stabilmente.
Il diritto del coniuge all’assegnazione della casa familiare prescinde dal titolo di proprietà dell’abitazione e presuppone il collocamento dei figli minori o la convivenza con i figli maggiorenni non indipendenti economicamente o portatori di handicap.
Esso non può essere subordinato al pagamento di un canone da parte dell’assegnatario né essere detratto dall’ammontare dell’assegno di mantenimento.
Il provvedimento di assegnazione è trascrivibile e opponibile ai terzi, dà diritto alla successione nel contratto di locazione o nel contratto di comodato concesso per ragioni familiari, e comporta l’obbligo del coniuge assegnatario di provvedere al pagamento delle spese ordinarie e condominiali (le spese straordinarie e l’ICI, invece, restano a carico del proprietario dell’immobile).
Il diritto di godimento della casa familiare viene meno solo nel caso in cui l'assegnatario non abiti o cessi di abitare stabilmente nella casa familiare o conviva more uxorio o contragga nuovo matrimonio.